La farmacia di padre Camillo

Carissimi tutti,
chi vi scrive è padre Camillo.
So che uno dei miei assistenti, fra Guglielmo, vi ha raccontato un po’ di cose del luogo da cui vi scrivo, la farmacia. In questo momento mi trovo nel mio laboratorio ad aspettare un altro assistente, fra Lenuvole (vi suggerisce niente questo nome?): gli avevo chiesto di portarmi una cosa e avrebbe dovuto essere già qui, ma ancora non si vede…
Mentre lo aspetto potrei fare quattro chiacchiere con voi! Forse avete già sentito parlare di me, ma per chi non mi conoscesse mi presento: sono il monaco speziere della Certosa di Calci. 

L’interno della farmacia – Foto di Marco Andreozzi

Come dite? Cosa vuol dire monaco speziere? Vuol dire che, oltre a pregare e stare in solitudine nella mia cella come facciamo tutti noi monaci, mi occupo della farmacia preparando medicamenti per i malesseri dei miei fratelli e di tutte le persone qui vicino che ne hanno bisogno.
La nostra farmacia non ha l’insegna con la croce luminosa come le vostre moderne, ma solo un dipinto sopra la porta con la scritta Officina pharmaceutica insieme a vasi, libri e alcune piante.

Particolare dell’ingresso della farmacia

È con le piante – che chiamiamo anche spezie – che preparo i miei “medicinali” e ci curiamo con quelli quando stiamo male: nel tempo da cui vi parlo ancora non sono state inventate tutte quelle strane pastiglie in scatolette che usate voi.
Dovete sapere che noi certosini non possiamo uscire dalla nostra casa, quindi cerchiamo di  produrre da soli tutto quello che ci serve.
E a proposito di questo, sapete che ho un orto tutto mio? Non grande come quei campi che circondano la Certosa e dove coltiviamo gli ortaggi per la nostra cucina, un orto dei semplici dove coltivo tutte le erbe che mi occorrono per il mio laboratorio farmaceutico.

Controllo le erbe che mi servono e semino quelle che mi mancano, le curo, le faccio crescere e quando sono pronte le raccolgo: di alcune uso le foglie, di altre i fiori, di altre ancora le radici oppure le bacche.
Tutto quello che raccolgo lo faccio essiccare e poi lo conservo chiuso in vasi bianchi e panciuti, ne ho la farmacia piena! Così, ho tutto a portata di mano quando devo preparare un medicamento: basta pesare le erbe necessarie sulle mie grandi e precisissime bilance, poi magari pestarle nel mortaio per farne una polvere e il gioco è fatto, la medicina è pronta!

Una delle bilance della farmacia e il mortaio di padre Camillo – Foto di Marco Andreozzi

Per un mal di gola posso prescrivere un po’ di salvia, del biancospino per chi non riesce a dormire, oppure della malva a chi ha mal di stomaco.
Un infuso molto comune che bevo spesso, come credo facciano molti di voi, è quello con quei fiorellini bianchi e un po’ gialli, molto efficace quando abbiamo problemi a digerire o siamo agitati e non riusciamo a dormire… Sapete come si chiama questa pianta? Vi aiuto, il suo nome inizia con la lettera C.

Ogni pianta ha proprietà che possiamo usare a nostro beneficio, conoscendone dosi e modalità d’impiego, ad esempio in infuso con acqua calda. 
Come faccio a ricordarmi le proprietà di centinaia di piante e a sapere come si possono usare?
Semplice, le ho tutte raccolte in un libro che si chiama erbario. Negli erbari si classificano le piante, si scrive il loro nome, le loro proprietà e gli usi che se ne fanno in farmacia.
Questi libri sono usati anche nel vostro tempo e possono essere di due tipi: illustrati, cioè con piante dipinte o disegnate (potete farvene un’idea guardando le illustrazioni presenti a questo link) oppure con piante vere essiccate e incollate.

Una pagina dell’erbario di Padre Camillo

Ma…ecco che sta finalmente arrivando il mio aiutante fra Lenuvole!
Oh no! Si è dimenticato di portarmi quella cosa che gli avevo chiesto: il rosmarino con cui avrei voluto preparargli un bell’infuso: sapete che è ottimo per chi ha poca memoria come lui? Aiuta a rinforzarla.
Ho trovato! Regalerò un erbario a Fra Lenuvole dove possa raccogliere le erbe e conoscerne le proprietà, così potrà portarlo sempre con sé e saprà farsi da solo gli infusi per rafforzare la sua poca memoria.
Non vi sembra una bella idea? 

Propongo anche voi di realizzare un erbario, che ne dite? Sarebbe bellissimo! 

Un erbario da realizzare insieme

Ecco la mia proposta: raccogliete qualche pianta, non importa che siano fiori, vanno bene anche foglie, semi, steli, tutte le parti della pianta, insomma. Mettetele a seccare tra due fogli di carta sotto qualche peso, per esempio un po’ di grossi libri, per almeno una settimana.

Quando saranno ben appiattite fate così:
– prendete un foglio di carta o cartoncino, per esempio un A4 piegato a metà,
– incollatele oppure fissatele ai bordi con dello scotch
– scrivete che tipo di erba è e se ha qualche proprietà medica oppure no.

Se avete difficoltà a riconoscere le piante, potete aiutarvi con un’enciclopedia oppure quella diavoleria che usate nel vostro tempo, quell’oggetto luminoso ma senza candele, dove potrete leggere tante notizie e informazioni sulle piante. 

Qualche ulteriore indicazione su come procedere potete trovarla sul sito di Zebrart.

Se vi piace, stampate la copertina del nostro erbario e fissate le piante sul verso bianco (non dimenticate di colorarla)!

Stampa la copertina del nostro erbario!

Mi piacerebbe tanto sapere se vi siete divertiti e ancora più bello sarebbe vedere i vostri erbari!

Potete inviarli a segreteria@didatticaincertosa.it oppure condividerli sulla pagina FB di SURUS, la nostra Associazione. Li mostreremo se vi farà piacere!

Un caro saluto dal vostro monaco speziere,

Padre Camillo

Questo approfondimento è stato scritto per voi da Anna Maria Bertelloni, del progetto Didattica in Certosa.

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