La chiesa conventuale

Pace e bene a voi tutti da Padre Antonio. Quest’oggi sarò io ad accompagnarvi alla scoperta dei nostri luoghi, dopo l’egregia introduzione di Fra Guglielmo, che tuttavia non può illustrarvi la parte della chiesa dedicata a noi monaci padri.

Foto di Franca Foccis

Ricordate? I fratelli conversi, cioè i monaci dediti alle mansioni più pesanti, non possono oltrepassare la porta del tramezzo che divide la chiesa conventuale dal vestibolo a loro dedicato.
Oggi è proprio qui che vi introduco, nella chiesa conventuale.

La chiesa

Ad accogliere i visitatori di oggi è lo splendido angelo in marmo bianco, con volto sorridente, che sembra volerci donare qualcosa con le mani sollevate in un gesto di offerta. In realtà questa statua, se guardate bene, non ha un semplice scopo decorativo, ma è un leggio!
Cioè un sostegno per l’appoggio dei libri, più che altro corali e antifonari, che servivano per le funzioni liturgiche.

Il leggio in marmo bianco a forma di angelo in chiesa

Fra Guglielmo vi ha detto che le nostre preghiere sono tutte cantate? Anche noi, come i fratelli conversi, seguiamo tutte le funzioni dal coro, ma il nostro è molto più antico del loro: ha più di 500 anni ed è molto prezioso perché è realizzato ad intarsio, cioè decorato con una tecnica simile a quella del puzzle, incastrando più tasselli di legno e creando così cornici geometriche, fiori, disegni minuti che potete scorgere se vi avvicinate bene.

Il coro quattrocentesco

Qui in chiesa veniamo in diversi momenti della giornata, quando ci riuniamo per pregare insieme, mentre per il resto del tempo noi Certosini siamo degli eremiti. Sapete cosa significa? Che stiamo ognuno per conto proprio, per pregare e meditare meglio.
So che molte persone che vivono da sole stanno sperimentando proprio questo tipo di solitudine in questo momento straordinario di quarantena. Ma attenzione: il nostro isolamento è totale, niente messaggi, niente videochiamate, niente mail!

E la cosa forse più sorprendente per voi sarà sapere a che ora iniziamo la nostra giornata: la recita del mattutino comincia a mezzanotte, quando noi monaci padri ci rechiamo tutti insieme in chiesa e lì sostiamo per due ore innalzando le nostre lodi al cielo. Sì, a quell’ora è buio, ma abbiamo le nostre lampade che rischiarano appena l’ambiente e se qualcuno potesse vederci rimarrebbe certamente suggestionato.
Per farvi un’idea, potete guardare un frammento del Mattutino recitato alla Certosa di Grenoble, la prima di tutte le certose, fondata da San Bruno alla fine dell’XI secolo. La cosa straordinaria del nostro modo di vivere è che non è cambiato molto nel corso di mille anni! E così vedere alcuni fotogrammi del film documentario del 2005 non è molto diverso che immaginare i certosini di tanti secoli fa.
Se vi state preoccupando per la nostra salute, non temete: dopo la celebrazione notturna torniamo a dormire qualche ora, per risvegliarci poi al mattino.

Chiesa con particolare del presbiterio

Qui in chiesa torniamo intorno alle 8 per la messa comunitaria, quando uno di noi celebra dal presbiterio, cioè la parte finale della chiesa, sollevata sui gradini e riccamente decorata in marmi policromi nell’altare e nel dossale, ossia tutta la cornice.
Il monaco celebrante si siede sulla bellissima cattedra bianca a decorazioni colorate; però vi dico subito che se vi state immaginando il monaco seduto sulla cattedra che usano maestri e professori a scuola siete fuori strada: la cattedra per noi è una grande poltrona tutta in marmo (quindi tutt’altro che comoda e soprattutto fredda!) riccamente decorata a intarsio, proprio come il coro, guardate che bella!

La cattedra in marmi policromi

Tutt’intorno proseguono le decorazioni di pareti e soffitti che già avete potuto ammirare nel vestibolo: storie di Mosè alle pareti e angeli tra le nuvole sulle volte. La chiesa è decisamente un tripudio di colori!
A realizzare le decorazioni sono stati all’inizio del Settecento Giuseppe Maria Rolli e i fratelli Guidi, chiamati da Bologna da noi Certosini per impreziosire la nostra chiesa.

Un’ultima cosa che voglio raccontarvi è che prima di iniziare la messa il monaco celebrante si prepara nella sala accanto al presbiterio, la sacrestia.
Alle pareti i grandiosi armadi in legno di noce servivano a contenere tutto il necessario per la celebrazione della messa.
Qui oggi è possibile entrare solamente per visitare la preziosissima Bibbia di Calci, un manoscritto miniato del 1168 che lascia tutti a bocca aperta!
Per raccontare la sua storia è necessario però riprendere fiato e chiedere aiuto a una mente fresca.

Io vi saluto qui, vi aspetto per proseguire presto il nostro cammino certosino!

Non dimenticate che potete condividere con noi i vostri pensieri, i vostri dubbi o eventuali domande scrivendoci qui sotto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.