La Certosa si racconta

La chiesa: il vestibolo

Pace e bene a tutti voi, cari lettori. Qui è fra Guglielmo che scrive.

fratello converso
Ssssssh!

Immagino non mi conosciate e allora mi presento: sono uno degli antichi abitanti di questo straordinario posto che è la Certosa di Calci, a Pisa.
La Certosa era un monastero, abitato dunque da monaci, cioè uomini che di mestiere facevano una cosa molto semplice: pregare. E lo facevano dalla mattina alla sera; cioè, per essere più precisi pregavano anche di notte!
Ma come funzionava la nostra vita ve lo vorrei raccontare piano piano, perché noi viviamo così, piano piano, nel silenzio, senza uscire mai dalla nostra grande casa.

Forse oggi che anche voi siete costretti nelle vostre case per questa grande emergenza che coinvolge tutto il mondo, la nostra vita sembrerà meno strana. Perché, ve lo dico, quando venite a trovarci (noi non abitiamo più in Certosa, ma se vi sto scrivendo questa lettera possiamo anche fare finta di sì, che ne dite? Questa è una storia, seguitemi e tutto sarà chiaro), quando venite a trovarci, dicevo, è tutto uno stupirsi e strabuzzare gli occhi: ma come fate a non uscire mai? Ma come? State sempre qui? Però poi alla fine, quando avete visto proprio tutto, avete seguito i nostri passi, avete contemplato la meraviglia degli spazi, avete capito qualcosa di più delle nostre abitudini, alla fine qualcuno di voi lo dice: mica male fare il Certosino!

Ecco, noi siamo monaci Certosini, però io che mi chiamo Fra Guglielmo non sono proprio un monaco monaco e ora vi spiego subito cosa intendo. Per entrare nella comunità certosina si deve seguire un periodo di prova, finito il quale si diventa monaci padri, cioè monaci sacerdoti dediti alla preghiera, con l’obbligo di celebrare messa ogni giorno. I monaci padri fanno poco altro durante la loro giornata, perché la cosa più importante per loro è pregare e per questo hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro e pensi a tutti gli aspetti pratici della quotidianità: lavorare la terra per procurarsi il cibo, preparare da mangiare, tenere pulita la casa, tenere puliti gli abiti, prendersi cura di tutto insomma. Per questo qui in Certosa ci siamo anche noi fratelli conversi, che siamo monaci certosini ma non sacerdoti e il nostro compito è proprio quello di prenderci cura di tutto. Anche noi preghiamo! Ma un po’ meno dei padri.

Questo lo si capisce subito entrando nella nostra grande chiesa: avete visto com’è bella da fuori? Splendente nel suo marmo bianco che quasi acceca nelle giornate di sole. Quando invece si entra dentro subito si fa buio e i nostri occhi devono abituarsi a una luce ben diversa. Ma vi svelo subito che noi non entriamo mai dalla porta verde della facciata, siamo sempre dentro il monastero affaccendati nelle nostre numerose incombenze e così quando è il momento di andare in chiesa percorriamo il lungo corridoio dei conversi in silenzio ed entriamo.

Foto di Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0

Però lo vedete anche voi che c’è qualcosa di diverso dalle chiese normali: qui c’è una parete, che noi chiamiamo tramezzo, che divide la chiesa in due parti non uguali. La prima parte è questa dove ci fermiamo noi e si chiama vestibolo.
In mezzo non ci sono le solite panche che si vedono abitualmente nelle chiese, ma ce ne sono altre dallo schienale molto alto addossato alle pareti ed è infatti lì che noi fratelli conversi ci sediamo. Lo chiamiamo coro, perché la nostra preghiera è sempre e solo cantata, senza strumenti musicali; una musica molto suggestiva! (Potete farvi un’idea ascoltando questo inno)

Particolare della porta, foto di Gianni Careddu – CC BY-SA

Insomma noi conversi non possiamo oltrepassare la bellissima porta in legno intagliato e dorato che divide le due aree della chiesa, perché nell’altra parte possono sostare solamente i monaci padri, che hanno bisogno di non essere mai disturbati e rimangono a pregare insieme a lungo. Noi fratelli conversi non abbiamo l’obbligo di venire qui tutti i giorni e il nostro via vai potrebbe essere molto fastidioso per loro! Per questo abbiamo un’area riservata tutta per noi.

Volte della chiesa, foto di Franca Foccis

Vi confesso che quando siamo qui in preghiera è un po’ difficile mantenere la concentrazione perché tutt’intorno le pareti e il soffitto sono spettacolari: le pareti sono completamente dipinte con scene che raccontano la storia di Mosè, un personaggio della Bibbia, e poi cornici, fiori, angeli che impreziosiscono tutto. Il soffitto è in realtà una grande volta che ci fa sognare perché finge di essere cielo aperto, con angeli che suonano strumenti musicali e nuvole e aria di libertà, che è quella che respiriamo noi qua dentro. Strano vero? Eppure per noi è proprio così.

Volta del vestibolo, foto di Franca Foccis

Siete curiosi di scoprire cosa c’è oltre quella porta che io non posso oltrepassare? Sarà padre Antonio a mostrarvelo la settimana prossima, avrete così l’onore di conoscere un monaco padre.
Io tornerò a svelarvi presto nuovi luoghi.

Se vi è piaciuto quello che avete scoperto e osservato o avete richieste particolari, vi propongo di scrivermi qui sotto nei commenti, saremo felici di rispondervi!

Pace e bene a tutti, onorate la santa Pasqua e mangiando cioccolata pensate che anche per noi è un alimento speciale!

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